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Presentazione libro: la politica nei libri. Una lama a doppio taglio?

Presentazione libro: la politica nei libri. 

Una lama a doppio taglio?


Come avevo accennato ieri sui social oggi vi parlo dell'esperienza che ho vissuto alla presentazione del libro "Integrazione -IM- possibile" dell'autore Marco Zacchera tenutasi a Novara presso la Sala del compasso del Museo della Basilica di San Gaudenzio e che ha presentato un testo con basi politiche. Una lama a doppio taglio? Numeri e parole? Il risultato è stato sorprendente e ve lo spiego nel dettaglio tra poco. 

Prima di parlarvi dell'autore e delle tematiche affrontate nel suo libro vorrei fare una piccola parentesi per descrivevi la struttura che mi ha vista ospite per una serata memorabile; essa a mio parere ha contribuito ha creare un'atmosfera surreale, come se il mondo al di fuori non potesse sfiorarne le mura, che sono arricchiate con decorazioni floreali a stucco nella cupola interna. Nell'insieme la guglia, i mattoni rossi, le travi di legno a vista e i grandi archi in pietra rendono la struttura un'opera di straordinaria bellezza che oggi è possibile visitare accedendo da Via Bescapè e utilizzando l'ascensore posto nel campanile dell'Alfieri che permette di raggiungere la suggestiva Sala del Compasso, situata ad oltre 24 metri di altezza. 




La Sala del compasso invece è stata progettata dal celebre e geniale architetto Alessandro Antonelli. Il primo progetto risale al 1841, ma i lavori iniziarono solo 3 anni più tardi e terminarono il 16 Maggio del 1878 quando fu issata sulla cima della guglia la statua del Cristo Salvatore, statua in bronzo ricoperta in lamine d'oro e opera di Pietro Zucchi. Nello stesso periodo, tra l'altro, Antonelli si dedicò ai lavori per la costruzione della Mole Antonelliana, di Torino.

Sapete come è stato possibile per Antonelli creare la forma circolare? 

Grazie a un enorme compasso e con il gioco di luci e di stampe è possibile comprendere meglio l'uso dello strumento utilizzato nel cantiere per disegnare ogni parte della cupola. Il visitatore entra nel fascio di luce e modifica con la sua presenza la proiezione, rendendo appunto la cupola viva.


Detto questo vi parlo dell'autore dell'opera, che è un ex sindaco, politico e giornalista e le tematiche da lui affrontate nel libro sono state motivo per me di apprendimento in campo, appunto, politico e sociale. 

L'avvocato Riccardo Lanzo è stato moderatore della serata sull'opera (Edizioni del Borghese) che, insieme all'autore, ha presentato un’analisi seria ed circostanziata -con numeri alla mano- su molti aspetti in tema di immigrazione, Africa, rapporti con l’Islam, diritti umani, neo-colonialismo cinese nel mondo per giungere ad un quesito: è possibile una reale integrazione? Una serie di dati, documenti e sondaggi che fanno riflettere e sottolineano le difficoltà di questo percorso. Temi controversi per un libro decisamente controcorrente che non nasconde realtà, un testo indispensabile per chi vuole comprendere un fenomeno di importanza mondiale senza ipocrisie.

Il signor Zacchera si è subito mostrato sicuro di sé stesso e a suo agio nei confronti del pubblico e in poco tempo si è lanciato in varie spiegazione esaustive sugli argomenti da lui trattati. Il suo rapporto con l'Africa, per sua ammissione, ha una vera e propria storia alle spalle, grazie ai suoi viaggi e alle informazioni da lui apprese è riuscito a raccontare una verità che difficilmente si riesce a carpire dai telegiornali. 

Il neo-colonialismo cinese è stato l'argomento che più mi ha attaccata alla sedia con la bocca aperta, non c'era modo di distogliere l'attenzione della sue parole, e le domande da lui poste, se analizzate con attenzione, portano a galla degli altrettanti quesiti spinosi, che normalmente si evitano come la peste, ma Zacchera si è reso padrone della scena e senza paura di esprimere il suo radico giudizio mi ha condotta sulla strada della conoscenza. 

Una riflessione personale sul modo di presentare il libro, e che potrebbe non essere condivisa e compresa da molti, ma poiché è il mio pensiero in merito lo esprimo. 
È davvero producente parlare a raffica? 

Come si possono porre domande se non si ha letto il libro? Sopratutto come si può intervenire su tali tematiche senza avere a disposizione i numeri reali per poterli contestare o comunque per poter chiedere ulteriori chiarimenti? 

Questa è la domanda che ho posto a fine presentazione a un ex editore con il quale ho avuto l'onore di confrontarmi. 

Anche lui si è trovato d'accordo con il mio ragionamento e ciò ha scaturito un ottimo spunto di ragionamento sul come comportarsi nei confronti del pubblico durante una presentazione e del modo in cui l'autore debba mostrarsi umile ma non troppo, sicuro di ciò che afferma, ma non sentenzioso. 

Quindi lasciare spazio ai partecipanti o monopolizzare la scena? 

Non c'è dubbio che Zacchera sia stato in grado di trasmettere la dinamicità  del suo carattere e che parlare in pubblico non fosse per lui un ostacolo, ma anzi una risorsa per condividere il suo sapere. 

Così  facendo però non ha lasciato spazio a dubbi e si è¨ imposto come pensiero supremo.
Allo stesso modo con questa tecnica è stato in grado di mantenere l'attenzione fissa sulle sue parole fino alla fine. 

Se invece Zacchera si fosse posto in modo insicuro, o comunque in maniera da ragionare con il pubblico, quale sarebbe stata la conseguenza? 

Affluenza di domande? Oppure disinteresse in generale? 


Perché è questo in cui si potrebbe incorrere a lasciare spazio al pubblico; la noia di dover ascoltare un proprio pari che, all'apparenza potrebbe sembrare anch'esso saccente, sposterebbe l'attenzione dell'autore al nulla dei propri pensieri superflui. 

Per finire e rispondere alla domanda iniziale che vi ho posto mi sento di affermare che la scrittura in generale conferisce un immenso potere, che si avvale delle parole per comunicare ciò che si desidera e credo che la politca nei libri sia un modo astuto per mettere al corrente le persone di ciò che realmente succede nell'ambito politico, ma ovviamente i tranelli non possono mancare e bisogna sempre stare attenti a ciò che si dichiara. Siamo in democrazia, ma come può esserlo davvero se la maggioranza del popolo non comprende appieno le leggi dello Stato in cui vive? 

Zacchera ha concluso con questa enigmatica domanda, a cui la risposta sempre essere palese, ma che non lo è davvero. 

Giro a voi la parola! 

Nota autrice: 

Qual è il vostro parere in merito? 

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