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Riflessioni e autocritiche sul mio racconto: I sogni muoiono quando siamo noi a smettere di crederci


Riflessioni e autocritiche sul mio racconto:
I soni muoiono quando siamo noi a smettere di crederci 


Per rimanere in tema con gli argomenti passati e per aiutarvi a capire meglio quello che vi ho illustrato, passo per passo farò una riflessione sul racconto che ho pubblicato l'altro ieri, il primo in assoluto che ho scritto più o meno cinque anni fa.

Dire che il destino a volte ci apre molto possibilità è un eufemismo, dovremmo imparare a cogliere senza porci troppe domande.

Tutto quello che ho raccontato è successo realmente, lavoravo come parrucchiera e per caso ho conosciuto una signora che insegnava nella scuola di quel paese, è stato molto illuminante e soprattutto mi ha spronato a non arrendermi, parlando mi ha proposto di partecipare ad un concorso il cui tema era il Natale.

Ovviamente non ero sicura di volerlo fare, avevo perso la speranza, ma lei ha insistito e così mi sono messa a scrivere parola per parola quello che avevo vissuto.

L'idea mi è venuta una mattina in pullman mentre andavo al lavoro:

Quale personaggio migliore che si adatti al Natale di Babbo Natale stesso?

Così ho trasformato quell'adorabile signora nel personaggio di cui avevo bisogno e ho ruotato intorno a quest'ambiente il suo modo di spronarmi come un magnifico regalo da scartare sotto l'albero.

Non ho scritto una fine, non avrebbe avuto senso, allora non avevo ancora ben chiaro cosa avrei dovuto farne della mia passione e così ho lasciato un finale aperto alla preferenza di qualsiasi lettore.

Non sono nemmeno arrivata in finale, rileggendolo con l'esperienza attuale, non solo è banale e scontato, ma manca di originalità, di coerenza tra i pensieri della protagonista ( altro non ero che io ) e i suoi gesti quotidiani.

In un pezzo specifico spiego di non riuscire a ricordarmi di contattare la signora, che vado avanti con la vita lasciandomi risucchiare nella sua realtà e poi all'improvviso per caso, le scrivo, lei risponde e allora mi butto senza pensarci due volte nell'impresa.

Capite che uno svolgimento del genere non ha nessun senso? 

Non c'è logica, avrei dovuto spiegare meglio il mio stato d'animo e aggiungere un passaggio importante che mi avrebbe poi portata a cambiare idea.

Quando si scrive bisogna pensare come se stessimo vivendo in qualche strana maniera una realtà parallela, ogni cosa che ci succede ci porta a confrontarci con noi stessi, a cambiare, a sbagliare, a migliore, a sbagliare di nuovo, a capire, a non capirci più niente, ma alla fine è questo che rende un romanzo reale, proprio ciò di cui vi parlavo e credo che facendo un esempio concreto voi possiate capirlo sicuramente meglio.

Ricordo quando cercavo queste informazioni in rete, ma nessuno faceva esempi per dar la possibilità di confrontarsi e così non riuscivo mai a capire, quindi per questo vorrei aiutare chiunque ne ha bisogno; certo la mia è un'esperienza personale e pertanto non può essere presa come oro colato, prendete tutto con le pinze, non è detto che per voi funzioni allo stesso modo.

Ad ogni modo se avete bisogno di un approfondimento, sono pronta a mettervi alla prova.

Come sempre la vostra Sharon.

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